giovedì 3 febbraio 2022

Iperomocisteinemia – Un fattore di rischio cardiovascolare troppo spesso trascurato


 

A cura della Dott.ssa Rosa Apicella
Specialista in Chirurgia Vascolare

Negli ultimi 10 anni l’iperomocisteinemia (HHCys) è stata considerata un biomarcatore di malattie cardiovascolari, nonché un fattore di rischio per molte altre patologie, tra cui l'Alzheimer e altre demenze.

L’aumento in circolo dell’omocisteina è determinato da cause genetiche, da fattori alimentari, dallo stile di vita, da patologie renali e da altre condizioni patologiche.

Una delle alterazioni genetiche che si riscontra più frequentemente è la mutazione MTHFR – C677T presente sul gene che codifica per l'enzima metabolizzante dei folati MTHFR. È stato stimato che il 10% della popolazione mondiale sia omozigote (genotipo TT) per il comune polimorfismo C677T, ma la frequenza può salire fino al 25% nel sud Italia.

Oltre alle cause genetiche, molte altre sono state identificate come responsabili dell'HHCys. Esse dipendono principalmente dalle abitudini e dallo stile di vita. Ad esempio, le carenze nutrizionali di alcuni dei cofattori coinvolti nel metabolismo dell'HCys, come l'acido folico, la vitamina B6, la vitamina B12 e la betaina, sono senza dubbio responsabili dello sviluppo di HHCys.

Inoltre, i livelli di HCys tendono ad aumentare con l'età sia nei maschi che nelle femmine e possono variare in base alle diverse abitudini, come il fumo di sigaretta, il consumo di alcol e lo stile di vita sedentario.

Numerosi studi hanno dimostrato come l’aumento in circolo dell’omocisteina favorisca l’insorgenza delle malattie cardiovascolari.

L'HHCys persistente, infatti, favorisce la formazione di placche aterosclerotiche, eventi aterotrombotici

attraverso la disfunzione endoteliale, l'aumento dell'infiammazione, una riduzione della vasodilatazione, l’attivazione, l’adesione e l’aggregazione piastrinica, quindi il rischio dell’insorgenza di trombosi arteriosa e venosa.

Per questi motivi, oltre ai tradizionali fattori di rischio, sia l'Organizzazione Mondiale della Sanità

(OMS) che il Ministero della Salute hanno deciso di considerare l'HHCys, un forte fattore di rischio delle malattie cardiovascolari ma che viene troppo spesso trascurato.

L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) raccomanda l'esame per il dosaggio dell'omocisteina nel sangue nei seguenti casi:

·    quando si sospetti una possibile carenza di vitamina B12 o di folati (persone malnutrite; anziani a causa di un ridotto assorbimento intestinale; alcolismo e abuso di droghe)

·    in seguito ad un infarto del miocardio, a un ictus o a una trombosi venosa in assenza di fattori di rischio tradizionali (quali il fumo, l'ipertensione arteriosa e l'obesità)

·    per valutare il rischio cardiovascolare associato all'età, all'abitudine al fumo, alla pressione arteriosa, alla colesterolemia totale e HDL, al diabete e al sesso del soggetto

·    quando si sospetti la presenza di una malattia metabolica rara (omocistinuria)

Il dosaggio dell’omocisteina permette di rilevare la carenza in persone con un deficit iniziale, prima che si verifichino manifestazioni evidenti e più gravi.

L'iperomocisteinemia influenza in modo preponderante il sistema cardiovascolare, come è stato evidenziato. Ma anche molte altre patologie sono associate ad iperomocisteinemia per la loro correlazione funzionale con il sistema cardiovascolare.


L'HHCys attualmente non è da considerarsi come un
marker diagnostico per le suddette patologie, ma va ricercata con l’intento di utilizzarla come un possibile bersaglio terapeutico.

È raccomandato un livello di omocisteina plasmatica target < 10 micromol/l.

È ormai accertato che una dieta carente di acido folico, vitamina B6, vitamina B12 e betaina è responsabile dello sviluppo di HHCys.

Di conseguenza, poter compensare i deficit di queste importanti componenti deve essere considerato di elevata rilevanza terapeutica nella pratica clinica.


Pertanto ai pazienti nei quali risultano elevati valori di HCys vanno non solo consigliati un’adeguata dieta ed un sano stile di vita.

Ciò significa che la dieta deve essere caratterizzata da adeguato apporto di folati, vitamine del gruppo B, in particolare Vit. B6 e Vit. B12 e betaina, quindi secondo quanto indicato da una corretta dieta mediterranea.

Uno stile di vita è sano se rientrano nelle abitudini individuali

-   -  praticare attività fisica ((passeggiate a piedi, in bicicletta, corsa, etc., possibilmente 30 minuti tutti i giorni oppure 45 minuti 3 volte a settimana)

-       -  astenersi dal fumo

-        - astenersi dall’alcool

-       -  assumere non oltre 2-3 tazzine al giorno di caffè

Ci sono particolari situazioni in cui il nostro fabbisogno vitaminico non viene soddisfatto dalla dieta, quindi bisogna provvedere ad una integrazione.

Sulla base di vari modelli di calcolo, la riduzione delle elevate concentrazioni plasmatiche di omocisteina può teoricamente prevenire fino al 25% degli eventi cardiovascolari. L'integrazione è poco costosa, potenzialmente efficace e priva di effetti avversi e, quindi, ha un rapporto rischio/beneficio eccezionalmente favorevole.

 

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